Filosofia

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Al di là di quello che comunemente si crede, ritengo la filosofia necessaria, utile. Prendo subito posizione, mi rendo immediatamente difensore di questa scienza sociale, di questa riflessione continua sull’uomo e la sua condizione, di questa arte del pensare. Amo leggere la filosofia, perché spesso non la capisco. Amo parlare di filosofia, perché spesso non sono in grado di comprendere chi mi sta di fronte. Siamo più filosofi di quanto immaginiamo.

La filosofia è un approfondimento delle nostre visioni del mondo, dei nostri possibili pensieri, della nostra immaginazione. Ecco il motivo perché tanti ne prendono le distanze, tanti la disdegnano, tanti accusano i filosofi di supponenza, distacco. La filosofia necessita di curiosità, necessita di tempo, necessita di uno sforzo intellettuale costante. Necessita di pensiero, non di azione. Stiamo abbandonando la filosofia, ed essa manca nel nostro quotidiano, proprio perché essa non può essere affrontata con superficialità. Proprio perché essa ci porta spesso a vedere tutto ciò che ci circonda con occhi diversi. Occhi che osservano noi stessi, occhi che in potenza, appartengono a tutti. In un contemporaneo dove le nostre azioni, precedono il nostro pensiero.

Cosa rappresenta per te la filosofia?

Ciò che spaventa degli intellettuali, dei filosofi è la loro libertà di pensiero. Questi pensatori ciclicamente vengono criticati, devalorizzati, denigrati. Semplicemente perché leggono la società, la cultura, in modo non comune. Come Dewey sosteneva “la filosofia è una critica dei pregiudizi”. Per questo il pensiero libero, scardinando preconcetti, non è semplice, non è lineare, necessita di uno sforzo. Esso destabilizza la narrativa comune. Esso non permette visioni totalitarie. Punge, provoca, stimola.

La filosofia permette di acquisire nuove prospettive, permette di immergersi in realtà diverse. Confrontando il nostro modo di pensare, di vedere, di percepire il reale con filosofi e intellettuali, contemporanei o antichi, possiamo acquisire nuovi punti di vista, possiamo crescere come esseri umani. La filosofia porta con sé umanità, perché richiede empatia, perché richiede un impegno nei confronti del diverso. Essa ci permette in modo autonomo di ricercare le nostre verità, di scoprire e sviluppare la nostra personalità. Parafrasando Seneca, la filosofia accetta tutti non respinge nessuno, essa splende per tutti.

Quali sono i tuoi pregiudizi?

Credo fortemente che la filosofia diventerà uno strumento ancora più utile, più prettamente umano, quando le tecnologie digitali e le intelligenze artificiali acquisiranno maggior spazio nel nostro vivere, nella nostra società. Infatti, almeno per il momento, le intelligenze artificiali eguagliano o in alcuni casi superano le capacità umane, solo su singoli compiti, su singole attività. Non riescono ad avere quelle competenze di combinazione, quelle competenze meta, quelle capacità multidisciplinari, proprie dell’uomo.

La filosofia approfondisce e rafforza queste attitudini, queste competenze. Essa ci allena ad associare, a combinare mondi diversi, insegnandoci come elaborare i nostri pensieri e come comprendere quelli altrui. Essa ci eleva, come sostiene Nietzsche, portandoci a ragionare in modo meta. Attraverso tutti quei ragionamenti, quelle logiche, che travalicano i limiti del reale, del quotidiano, come la metafisica, il metalinguaggio o la metastoria. La filosofia, inoltre, riesce ad abbracciare, a leggere e a guidare altre scienze, come la fisica o l’astronomia. Essa permette, grazie all’ampiezza delle sue logiche, delle sue visioni, quell’atteggiamento multidisciplinare, non settoriale e non tecnico, che guiderà la crescente complessità del futuro. La filosofia insegna ad accettare e comprendere le infinite possibilità del pensiero umano.

Pensi che la filosofia possa aiutare il nostro futuro?

Ruolo


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La nostra vita è come un gioco di ruolo. Ogni giorno siamo chiamati ad interpretare diversi ruoli, i quali implicano numerosi doveri e comportamenti attesi. Possiamo essere madri, imprenditrici, santoni, disoccupati, direttori, avatar virtuali e molto altro ancora. Alcuni di questi ruoli sono etichette che ci vengono attribuite, altri sono ruoli che ci coinvolgono e ci appassionano. Accade spesso di trovarsi a parlare di lavoro anche nel tempo libero o di controllare le ultime notifiche dei nostri social durante una riunione. In alcuni casi, di avere comportamenti direttivi, come se ci trovassimo in ufficio, con i nostri familiari. Alcuni ruoli rimangono aggrappati al nostro io, finiscono per oscurare la nostra personalità, condizionano i nostri pensieri.

L’accessibilità pressoché illimitata alle nostre email di lavoro o alle comunicazioni con i colleghi, come dall’altra parte, a diverse forme di intrattenimento, sovrappongono comportamenti e aspettative in modo schizofrenico. Il nostro io è fluido, i nostri ruoli sono frammentati. La frenesia che a volte viviamo nel nostro quotidiano, i dover essere di cui ci illudiamo e le aspettative di cui ci circondiamo tendono a far collimare uno sull’altro i ruoli che interpretiamo di giorno in giorno. Rendendoci incapaci di esprimere la nostra personalità, le nostre autentiche intenzioni.

Così i ruoli sono sempre più labili e ci troviamo disorientati dalle nostre stesse azioni o incapaci di riflettere sui nostri comportamenti.

Ti porti spesso il “lavoro” a casa?

La soluzione a questa situazione è di stampo aristotelico. Dobbiamo ricercare un giusto mezzo, a volte un compromesso. Facile a dirsi, difficile a farsi. L’equilibrio non è proprio di noi umani, eppure ricercarlo non è un vano obiettivo. Riuscire a destreggiarsi tra i ruoli e le loro prerogative è una azione che guarda al nostro benessere. Le responsabilità e i doveri si ampliano con l’aumentare delle attività e dei ruoli in cui siamo coinvolti.

Nel lavoro come nel tempo libero, imparare a dire no può essere un primo passo per una maggiore presenza a noi stessi,  una apertura alla nostra personalità. Ogni tanto dire qualche no fa bene al nostro io e alle nostre ambizioni. Come quando sul lavoro vi chiedono uno straordinario ma avete una promessa in famiglia da mantenere. Come quando volete vedere un evento sportivo da molto tempo e un vostro amico vi chiede un favore. Per trovare un equilibrio tra i mille impegni a cui siamo chiamati e far si che non vi siano conflitti, anche fermarsi e avere spazio per definire le proprie priorità, è una positiva e semplice azione. A causa dell’inaudito aumento delle possibilità che abbiamo di essere intrattenuti durante il tempo libero, il quale è ormai definito quanto il nostro orario di lavoro.

Siamo occupati tra le attività dei figli, gli hobby, le vacanze, i media e tutte le imperdibili novità del momento. Per assurdo tre o quattro generazioni fa si lavorava di più, ma non si parlava di stress. Proprio per questo, riappropriarsi del tempo libero come tale, definendo quali sono le priorità e dicendo no ad attività che non apportano un reale beneficio a noi stessi o ai nostri cari, è una mossa che permette di creare quegli spazi necessari per essere più consapevoli di noi e dei nostri ruoli. 

Quando è l’ultima volta che hai detto “No!” ?

In sociologia, molto è stato detto riguardo alle dinamiche di ruolo. Goffman, sociologo canadese, sostiene che la società moderna non permette mai una vera e propria distanza dal ruolo. Portando alcuni esempi: quello di un poliziotto fuori servizio incapace di guardarsi attorno senza scorgere potenziali pericoli o illeciti, o del medico incapace di liberarsi della sua professionalità anche fuori dal suo ambiente di lavoro.

Per Goffman, attori e teatranti, sono i soli in grado di padroneggiare i ruoli senza rimanerne intrappolati. Così, vi sono situazioni nel nostro quotidiano in cui la tensione tra ruolo e persona può diventare difficile da gestire, portando stress e conflitti interiori. Mantenere una distanza dal ruolo, come sostiene Goffman, può essere considerato un atto estremamente democratico in un ambiente fortemente gerarchico. Un modo semplice ed efficace per affermare la propria personalità. Un atto di consapevolezza, una forma di riduzione delle tensioni.  Anche la psicologia, con l’analisi di Berne o altri autori come Fromm, Adler o Rogers, ha affrontato le dinamiche di ruolo sottolineando quanto esse influenzino i nostri comportamenti quotidiani.

Nonostante ciò è ragionevole concludere questa riflessione sul ruolo parafrasando il filosofo Stoico Epitteto, il quale sosteneva che nella vita interpretiamo diversi ruoli, giochiamo con essi. Ma il nostro valore morale emerge nel momento in cui siamo capaci di muoversi fra essi quando sono in conflitto. Dato che, secondo il filosofo greco, dei tanti ruoli che possiamo avere nella vita, non dobbiamo e non possiamo mai dimenticarci quello di esseri umani.

Quale esperienza ti ha fatto sentire un essere umano?

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