Piano

Avere un piano oggi sembra necessario. Per qualsiasi cosa.

Nel business, nella vita, con i figli o nello sport. Programmare è divenuta una necessità, eppure nella sua logica e nella sua razionalità, non ha niente a che vedere con quello che accade realmente nella nostra vita.

Quindi, affidarsi ad un piano in modo cieco e con eccessiva sicurezza, può portare ad autentici disastri.

Aspettative che crollano, obiettivi che svaniscono, risultati che non raccontano una storia.

Hai un piano per tutto?

I piani nascono dalla necessità del controllo e dalla fiducia illimitata della nostra limitata razionalità.

Ed ogni forma di controllo in maniera diretta o indiretta, è una manifestazione di paura nei confronti del caos, dell’imprevedibilità.

Lasciare scorrere la nostra vite nell’imprevedibilità, in un flusso non definito di eventi, appare folle nel nostro mondo.

Ma non è forse più assurdo provare a controllare e quasi forzare il futuro?

Avere un piano è importante, ma credo che avere dei valori, o degli obiettivi di orientamento lo sia ancora di più.

Ti sei mai fatto guidare semplicemente dai tuoi valori?

Un piano razionale, dettagliato per filo e per segno, finirà spesso per cadere di fronte alla mutabilità di condizioni ed eventi.

Un piano può funzionare solo quando non è solo dettato dalla razionalità, dal bieco desiderio di raggiungere obiettivi.

Ci devono essere ampi spazi di movimento, a contegno di ciò che non può essere scritto, o previsto.

Senza dei valori od un orientamento definito a monte, ogni piano è destinato a fallire. I piani possono dare sicurezza, ma senza consapevolezza essi possono solo creare aspettative che verranno infrante.

In qualsiasi pianificazione non bisogna mai dimenticare la condizione umana, se lo facciamo lo rendiamo semplicemente irreale.

Quale è l’ultimo tuo piano che è fallito?

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Persistere

La persistenza, il persistere, continuare a provarci, continuare ad essere presenti, è uno di quei tratti della personalità che spesso non vengono apprezzati, a cui spesso non si da peso.

Raramente si celebrano le persone che fedeli ad una loro linea di pensiero, una convinzione, non conoscono scettici, non ascoltano le aspettative o gli stereotipi altrui.

Continuano, credono in loro stessi, vedono o provano qualcosa che gli altri non comprendono.

Riesci a portare fino in fondo un tuo progetto personale?

Siamo troppo abituati alla ricompensa subitanea, immediata, circondati d una confortevole realtà. C’è un intrinseco valore nella costanza dei nostri comportamenti, nella rafforzamento delle abitudini.

Essere persistenti, essere coerenti, non è sexy, non garantisce una soddisfazione istantanea. Una marcia lunga e non uno sprint, è faticosa e il traguardo è lontano.

Una questione di pazienza, ma soprattutto una questione di determinazione guidata da credenze e valori.

E la determinazione è diversa dalla caparbietà.

Quanto vale per te la gratificazione?

Non diventa importante l’arrivare ad essere o ad avere, diventa importante rispettare e conoscere noi stessi, consapevoli che è il percorso che ci rende degli esseri unici.

Non fare del traguardo il proprio obiettivo, è rimandare la gratificazione, è renderlo distante, un orizzonte.

La navigazione verso la linea che congiunge il mare al cielo, diventa formativa, una esperienza capace di accrescere realmente noi stessi.

Persistere ci permette di conoscere noi stessi, di imparare e rafforzare la nostra personalità.

Cosa credi sia utile per imparare?

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Giocare

Giocare per me è una delle esperienze più piacevoli e rilassanti nella vita di tutti i giorni. Il gioco mi rende felice, sia esso una partita di calcio, un videogioco o una partita a carte.

Forse riaccende, stimola, quel fanciullo che costantemente si affaccia dentro di me. Spesso represso da norme morali ed etiche, dalla presenza e dal giudizio degli altri.

C’è sempre una forma da dover rispettare, un dover essere da tenere vivo, che reprime l’ingenua libertà del bambino.

Così, nel gioco percepisco una sensazione assolutamente liberatoria, una sorta di evasione dai vincoli del reale.

Come ti senti quando giochi?

Ma in fondo cosa differenzia realmente il gioco dalla realtà? Solo ed esclusivamente le regole che lo compongono. Per assurdo per trovare la libertà, ci circondiamo di regole.

Regole chiare a tutti, che implicano una esatta distinzione tra merito e caso.

Definiscono uno spazio accessibile a chiunque, uno spazio di pura uguaglianza in quanto giocatori.

Quando giochiamo si crea una illusione, certa e regolata. I movimenti, le azioni, le mosse sono sempre disponibili a tutti i giocatori.

Ci troviamo un in un mondo di gioco, sicuro, spensierato.

Infatti solo la realtà a spezza l’illusione ludica.

Credi che giocare sia tempo perso?

Proprio per questo la realtà stessa non può essere un gioco e nemmeno essere interpretata come tale.

Troppe convenzioni sono labili nella realtà.

I comportamenti sono potenzialmente infiniti e determinati da culture diverse, personalità e vissuti diversificati.

Non vi sono regole sempre vere o assolute.

Come sosteneva George Bernard Shaw “l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare” fugge dalla più autentica delle attività umane, unica attività capace di dare all’uomo uno spazio puro, intoccabile, libero.

Non possiamo rinunciare a giocare.

Ma a malincuore, non possiamo considerare la vita come è un gioco. Ci ritroveremmo sempre sconfitti.

La vita è per te un gioco?

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