Finestra

Una finestra. Un ritaglio di muro, una cornice vuota all’interno di un edificio. Questa apertura permette nel nostro quotidiano una fuga verso un paesaggio, verso una prospettiva in alcuni casi non limitata.

Ci siamo resi conto di quanto, in questi tempi di prigionia sanitaria, questo elemento architettonico abbia forse una funzione non comune. Apriamo la finestra per cambiare aria, la apriamo per fare entrare luce. Ma in realtà la apriamo per dare spazio ai nostri pensieri, per non limitarli. Per dare sfogo alla nostra immaginazione.

Per te avere una prospettiva è limitante?

Spesso quando ci troviamo in compagnie non gradite, pesanti, o semplicemente non vogliamo essere nel luogo in cui ci troviamo, ci guardiamo intorno alla ricerca di libertà. La finestra è un appiglio, è una prospettiva nella quale fuggire, nella quale vagare.

Una cornice sul mondo che ci permette di dare spazio alla nostra visione, dandole, ove possibile, solo i limiti del cielo, ammesso che uno riesca a trovarli. La finestra, in quanto ritaglio edilizio, è una porzione limitatissima del mondo.

Per te una finestra rappresenta una fuga?

Una prospettiva a volte privilegiata, a volte cieca. Abbiamo bisogno di un punto di vista. La finestra è stata ed è tutt’ora, una metafora del nostro spazio mentale. In un mondo, dove le finestre diventano sempre più piccole, sempre più visivamente impedite da fitte reti o spesse inferriate.

Avere una prospettiva è liberatorio, ritagliare la propria finestra sul mondo è necessario. Bisogna cercare le nostre finestre e sapere che abbiamo la possibilità di poterle aprire per fare entrare la vita.

Non limitiamo il nostro spazio mentale alle nostre mura, la nostra mente non è l’unico luogo in cui esistiamo.

Quanto ti prendi cura del tuo spazio mentale?

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Giocare

Giocare per me è una delle esperienze più piacevoli e rilassanti nella vita di tutti i giorni. Il gioco mi rende felice, sia esso una partita di calcio, un videogioco o una partita a carte.

Forse riaccende, stimola, quel fanciullo che costantemente si affaccia dentro di me. Spesso represso da norme morali ed etiche, dalla presenza e dal giudizio degli altri.

C’è sempre una forma da dover rispettare, un dover essere da tenere vivo, che reprime l’ingenua libertà del bambino.

Così, nel gioco percepisco una sensazione assolutamente liberatoria, una sorta di evasione dai vincoli del reale.

Come ti senti quando giochi?

Ma in fondo cosa differenzia realmente il gioco dalla realtà? Solo ed esclusivamente le regole che lo compongono. Per assurdo per trovare la libertà, ci circondiamo di regole.

Regole chiare a tutti, che implicano una esatta distinzione tra merito e caso.

Definiscono uno spazio accessibile a chiunque, uno spazio di pura uguaglianza in quanto giocatori.

Quando giochiamo si crea una illusione, certa e regolata. I movimenti, le azioni, le mosse sono sempre disponibili a tutti i giocatori.

Ci troviamo un in un mondo di gioco, sicuro, spensierato.

Infatti solo la realtà a spezza l’illusione ludica.

Credi che giocare sia tempo perso?

Proprio per questo la realtà stessa non può essere un gioco e nemmeno essere interpretata come tale.

Troppe convenzioni sono labili nella realtà.

I comportamenti sono potenzialmente infiniti e determinati da culture diverse, personalità e vissuti diversificati.

Non vi sono regole sempre vere o assolute.

Come sosteneva George Bernard Shaw “l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare” fugge dalla più autentica delle attività umane, unica attività capace di dare all’uomo uno spazio puro, intoccabile, libero.

Non possiamo rinunciare a giocare.

Ma a malincuore, non possiamo considerare la vita come è un gioco. Ci ritroveremmo sempre sconfitti.

La vita è per te un gioco?

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