Ponti

Tempo di lettura 4 minuti

Ponti che uniscono stretti come il famoso Golden Gate, che sorvolano paludi come quelli della Highway 10 in Louisiana o che connettono isole o regioni remote come quelle norvegesi.

Tra tutte le strutture che l’uomo è in grado di creare forse sono tra le più affascinanti.

Ma cosa realmente permette di fare un ponte?

Prima di tutto avvicina. Semplifica la comunicazione, permette di raggiungere aree altrimenti lontane.

Crea percorsi.

Congiunge.

Che cosa rappresenta un ponte per te?

Noi creiamo ponti con gli altri in tanti modi diversi.

Con parole, emozioni, sentimenti, azioni, scritti, pensieri e idee. Sicuramente ciascuno di voi troverà molte altre modalità con cui si connettete con gli altri, ma anche con sé stesso.

Un esempio è il linguaggio, uno dei ponti più importanti, forse più antichi, che abbiamo creato. Spesso uno dei più instabili. Dato che le idee e i valori che passano su di esso, spesso non sono comprese, non sono accettate.

I ponti crollano quando non vengono mantenuti, quando i loro pilastri cedono. Di fronte alla forza degli elementi e l’inesorabile scorrere del tempo.

Così come i ponti, i legami che ci avvicinano agli altri si distruggono a causa di esperienze, idee e azioni, che ledono, minano, quella connessione costruita con l’altro.

Un’isola senza un ponte sarà sempre remota.

Un uomo senza legami sarà sempre misero.

Quanti ponti crei ogni giorno?

Per questo creare un legame con gli altri è importante per noi ed anche per gli altri. Per evitare la miseria che spesso la solitudine genera nell’uomo.

Creare dei ponti con gli altri è per alcuni una vera necessità, per altri un’autentica sfida.

Il fondamento di ogni singolo pilone costruito, la base di ogni solido legame, dovrebbe essere la comprensione.

Senza di essa ogni legame è instabile.

Un ponte affronta le profondità dei mari, la forza dei venti, la furia delle acque, le instabilità della terra. Allo stesso modo, un legame per essere stabile, significativo, deve superare le difficoltà della vita. Le incomprensioni generate dalla nostra unicità.

Così ricordarsi semplicemente di essere umani e di condividere un’esperienza irripetibile ed incomprensibile come la vita. Dovrebbe essere quel cemento sul quale generare magnifici, ma soprattutto indistruttibili, ponti.

Quale è il ponte più significativo che sei riuscito a creare?

Continua a farti domande…

grazie ad una immagine…grazie ad una parola…grazie ad un tweet

Combattere

Tempo di lettura 3/4 minuti

Più passano gli anni e più comprendo le sfaccettature di questa parola. Combattere è un qualcosa di insito nell’uomo.

Nel momento in cui individuiamo un nemico, nel momento in cui ci sentiamo in pericolo. Combattiamo per difenderci, per preservare noi stessi da qualcosa che potrebbe in senso metaforico e non fisico, ledere il nostro ego, le nostre convinzioni, la nostra immagine.

E’ un riflesso involontario delle nostre pulsioni di autoconservazione. Legate inscindibilmente al nostro corpo, alle nostre radici biologiche, genetiche. Noi siamo importanti. Dobbiamo prima di tutto proteggere noi stessi.

Quali sono le tue battaglie giornaliere?

Ma diamo per scontato che l’unica forma di difesa sia reagire, contrastare, opporsi, combattere appunto. Eventualmente attaccare.

Non siamo capaci di accettare le nostre paure, i giudizi degli altri, il nostro passato.

Siamo incapaci di accettare le grandi questioni del mondo.

Ci danniamo l’anima, ci tormentiamo, perchè non ci riconosciamo, in ciò che ci circonda. Combattiamo contro il divenire, il diverso, contro qualcosa, che in molti casi è al di fuori del nostro controllo.

Come Don Chisciotte combattiamo contro i mulini a vento, senza tregua.

Cosa non riesci proprio ad accettare?

Possiamo combattere solo ciò che è a portata delle nostre mani.

Possiamo combattere solo ciò che prima di tutto iniziamo ad accettare e non a ripudiare.

Il vero combattente è colui che prima di tutto accetta se stesso. Le sue debolezze, i suoi timori, le sue paure, dato che accettandole acquisirà una consapevolezza e un controllo di esse.

Riducendo il loro peso, ridimensionando di conseguenza anche sé stesso.

Li vedrà come parti come caratteristiche di sè. Come armi, strumenti, sotto il suo controllo. Farà ordine tra ciò che può controllare e ciò che invece va al di fuori del suo controllo.

Parafrasando Sun Tzu il vero combattente prima vince e poi va in guerra e si concentra su quelle sfide del momento tanto decantate da Coelho.

Quindi se prima di tutto accettiamo noi stessi e la nostra condizione di esseri umani, siamo in grado di cambiare.

Di vedere, di visualizzare, di comprendere in senso più ampio le nostre sfide, le nostre battaglie, trasformando i nostri nemici in strumenti di comprensione di noi stessi ed i pericoli in autentici momenti di crescita.

Cosa ti spaventa di te stesso?

Continua a farti domande…

grazie ad una immagine…grazie ad una parola…grazie ad un tweet