Combattere

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Più passano gli anni e più comprendo le sfaccettature di questa parola. Combattere è un qualcosa di insito nell’uomo.

Nel momento in cui individuiamo un nemico, nel momento in cui ci sentiamo in pericolo. Combattiamo per difenderci, per preservare noi stessi da qualcosa che potrebbe in senso metaforico e non fisico, ledere il nostro ego, le nostre convinzioni, la nostra immagine.

E’ un riflesso involontario delle nostre pulsioni di autoconservazione. Legate inscindibilmente al nostro corpo, alle nostre radici biologiche, genetiche. Noi siamo importanti. Dobbiamo prima di tutto proteggere noi stessi.

Quali sono le tue battaglie giornaliere?

Ma diamo per scontato che l’unica forma di difesa sia reagire, contrastare, opporsi, combattere appunto. Eventualmente attaccare.

Non siamo capaci di accettare le nostre paure, i giudizi degli altri, il nostro passato.

Siamo incapaci di accettare le grandi questioni del mondo.

Ci danniamo l’anima, ci tormentiamo, perchè non ci riconosciamo, in ciò che ci circonda. Combattiamo contro il divenire, il diverso, contro qualcosa, che in molti casi è al di fuori del nostro controllo.

Come Don Chisciotte combattiamo contro i mulini a vento, senza tregua.

Cosa non riesci proprio ad accettare?

Possiamo combattere solo ciò che è a portata delle nostre mani.

Possiamo combattere solo ciò che prima di tutto iniziamo ad accettare e non a ripudiare.

Il vero combattente è colui che prima di tutto accetta se stesso. Le sue debolezze, i suoi timori, le sue paure, dato che accettandole acquisirà una consapevolezza e un controllo di esse.

Riducendo il loro peso, ridimensionando di conseguenza anche sé stesso.

Li vedrà come parti come caratteristiche di sè. Come armi, strumenti, sotto il suo controllo. Farà ordine tra ciò che può controllare e ciò che invece va al di fuori del suo controllo.

Parafrasando Sun Tzu il vero combattente prima vince e poi va in guerra e si concentra su quelle sfide del momento tanto decantate da Coelho.

Quindi se prima di tutto accettiamo noi stessi e la nostra condizione di esseri umani, siamo in grado di cambiare.

Di vedere, di visualizzare, di comprendere in senso più ampio le nostre sfide, le nostre battaglie, trasformando i nostri nemici in strumenti di comprensione di noi stessi ed i pericoli in autentici momenti di crescita.

Cosa ti spaventa di te stesso?

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Daydreaming

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Daydreaming e’ una parola inglese. Mi piace. Significa sognare ad occhi aperti, significa immaginare, fantasticare, ma in un senso ampio, quasi vago. E’ una forma di autentica evasione da un contesto sociale e fisico, spesso limitante per le capacità creative della nostra mente. Il daydreaming e’ liberatorio, rompe vincoli e crea realta’. Mi trovo ad immaginare situazioni, contesti, persone e le loro reazioni. Anticipo possibili eventi, ma spesso, ne creo dal nulla.

Mentre sogno ad occhi aperti, in alcuni casi sto guardando il soffitto, ma in realta’, in quell’esatto momento per me, quel soffitto non esiste. In altri passeggio, ma non sto realmente passeggiando sono inconsapevole del mondo reale. Creo mondi per diletto, situazioni per gioco e contesti per mettermi alla prova. Mi trovo in due mondi contemporaneamente, uno dato e fisico, uno creato e mentale.

Pensi che fantasticare sia tempo perso?

Quando fantastichiamo in realtà riscopriamo il nostro lato più infantile. Quel poetico fanciullino che con il passare del tempo sopisce, investito dalle responsabilita’, dai doveri, dalla mancanza di tempo, da una realtà spesso fin troppo crudele. Il fanciullo che c’e’ in noi ci permette di giocare con la realtà. I bambini sono i prototipi dei daydreamer, loro giocano con il reale’ e continuano a creare mondi fatti di eroi, illusioni e immagini. Sognano ed immaginano costantemente ad occhi aperti. Purtroppo, crescendo perdiamo questo potere creativo.

Solo coloro che lavorano in ambito artistico, mantengono questo rapporto privilegiato con la realta’. Il daydreaming e’ necessario per tutti gli artisti e creativi. Ma cosa perdiamo quando smettiamo di sognare ad occhi aperti? Perdiamo felicita’, perdiamo creativita’, perdiamo significati e possibilità, ma perdiamo anche ciò che quotidianamente e’ impossibile, a causa dei vincoli della realtà. L’immaginare e’ una facoltà che non ci possiamo permettere di perdere. Il sognare e’ un momento unico e nostro. Non possiamo essere barattare, dimenticare, né il sogno né l’immaginazione.

Quanto spessi sogni ad occhi aperti?

Credo fortemente che ciò che immaginiamo esista. Siamo noi che gli diamo una vita. Siamo noi che creiamo, pur costruendo sulla base di riferimenti reali. Il sogno, il daydreaming, si distacca dal mondo fisico e ci libera. Ci conferisce una leggerezza non comparabile, con qualsiasi esperienza reale. Il daydreaming ha un valore. Ci permette di immaginare scenari e fatti, vagando tra possibili situazioni. Ci permette di visualizzare con gli occhi della mente, eventi spesso altamente improbabili, così da prevenirli e anticiparli.

Molti atleti usano tecniche di visualizzazione, sognando ad occhi aperti, prima di prepararsi alla competizione. Immaginano un esito positivo, una vittoria, un gesto tecnico vincente. Preparano il proprio corpo e la propria mente a vincere, a trovare soluzioni nei momenti di difficoltà. L’immaginazione e’ anticipatrice. Ci permette di affrontare l’improbabile. Sognare ci fa stare bene, ci fa gongolare in una realtà in cui siamo protagonisti, e’ la nostra valvola di sfogo, per stress, insoddisfazioni e delusioni. Sognare permette di coltivare speranza e trovare energie verso il cambiamento.

Come ti senti quando sogni ad occhi aperti?

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