Assenza

Tempo di lettura 3/4 minuti

L’assenza è uno delle scelte umane per assurdo più presenti nel contemporaneo.

Siamo sempre più assenti dal quotidiano.

Lontani dai luoghi in cui viviamo, distaccati dalle persone che sono intorno a noi, incapaci di vivere il presente, di godere consapevolmente del nostro tempo.

Connessioni diverse meno umane, condivisioni assenti ripetutamente mediate.

Di cosa percepisci l’assenza nella tua vita?

La realtà è continuamente filtrata dalle tecnologie, la realtà si veste di colori, sfumature ed ombre, artificiali e spesso artificiose.

Di conseguenza siamo distratti tra notifiche, video e news che spesso non riguardano il nostro presente, il nostro qui ed ora. Perdiamo il contatto con ciò che circonda e quindi con noi stessi.

Diventiamo assenti, scegliendo mondi diversi da quelli locali, da quelli analogici.

Quando è l’ultima volta che hai scelto consapevolmente di essere assente?

Ma questa reiterata assenza è frutto di una scelta, ovvero quella di essere intrattenuti, quella di essere distratti, e quindi assenti.

L’assenza in alcuni casi può essere positiva, ma in altri può essere distruttiva.

Intacca quell’essere umani, ovvero quella storia di esseri legati al loro territorio. A quella semplice condivisione di un tempo e di uno spazio, fatto di autentica compresenza, di vero dialogo, di intensa comunanza e di presente vicinanza.

Dovremmo provare ogni tanto a ragionare su cosa possiamo fare per migliorare attivamente ciò che ci circonda, per diminuire la costante e dilagante alienazione dal reale.

Quando sei stato assente oggi?

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Clessidra

Tempo di lettura 5/6 minuti

Non siamo capaci di comprendere l’eternità. Abbiamo introdotto l’idea di tempo, di sequenzialità, proprio per provare ad avere un controllo su ciò che non riusciamo a spiegare.

Come sosteneva Guy Debord abbiamo rimosso l’eternità dal nostro vivere e per avere più controllo abbiamo introdotto il tempo. Una nostra percezione, l’espressione della nostra soggettività, un tentativo di definire ciò che è eterno.

Un vano tentativo di avere un parziale ed infinitesimale controllo di qualcosa che inevitabilmente continua a sfuggire.

Il tempo è una risorsa per te?

Così a partire dalla meridiana, passando dalla clessidra arrivando all’orologio, abbiamo realizzato strumenti atti a creare e a definire il tempo. Questi dispositivi ci danno l’impressione che il tempo esista, che sia un qualcosa di universale, qualcosa di insito nella natura dell’universo.

Quantificabile.

Non è così. Pensate alla clessidra. La sabbia che scende trainata dalla gravità, il suo rumore ipnotico. Ad un certo punto, dobbiamo essere noi ad intervenire per far continuare quel flusso, quella percezione che il tempo continui a scorrere.

Siamo noi con quell’atto a creare nuovamente tempo, a definire un nuovo intervallo.

Quale valore assegni all’eternità nella tua vita?

Proprio per questo, la clessidra è forse il più affascinante tra i misuratori del tempo, proprio perché siamo noi a dover agire su di essa per far esistere il successivo intervallo di tempo.

Una meridiana continua anche senza la nostra presenza a sezionare l’eternità. L’orologio continua a frazionare e a dettagliare il tempo, senza il nostro intervento.

Infatti, la clessidra è lo strumento che rende la metafora, l’illusione umana del tempo, materiale. Visibile.

Di essa lo stretto collo, ci fa pensare di essere in grado di incanalare, di quantificare l’eternità.

La sua sabbia ci dà l’impressione di poter osservare quello che noi definiamo tempo.

Quando la capovolgiamo, per farla ripartire ci fa credere di aver potere su una porzione di eternità che noi in maniera irriverente chiamiamo tempo.

Riesci a visualizzare il tempo?

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Fiducia

Tempo di lettura 4/5 minuti

Ogni giorno molti di noi guidano la propria automobile per andare a lavoro, per spostarsi. Ogni volta che apriamo la portiera e giriamo la chiave nel cruscotto, esprimiamo fiducia.

Quando entriamo nei palazzi, negli edifici. Noi ci affidiamo a coloro che hanno costruito quelle strutture.

Quando usiamo la nostra macchina, ci fidiamo degli operai, dei macchinari, che l’hanno assemblata. Nel momento stesso che varchiamo la soglia di un edificio crediamo che le valutazioni di ingegneri, geometri e muratori siano corrette e capaci di dare stabilità a ciò che ci circonda.

Molti altri esempi potrebbero esser fatti.

La fiducia permea, in modo intrinseco, ogni nostra azione.

In un modo non così evidente. Latente, inconscio, ma sempre presente. Di cui, a seconda delle situazioni, siamo più o meno consapevoli.

Quale è la prima immagine che associ alla parola fiducia?

E’ un tipo di fiducia che una volta scardinata, una volta messa in discussione, fa mancare sicurezza, genera paura.

Pensate se iniziassimo a dubitare di ogni prodotto umano. Dovremmo controllare ogni singola parte meccanica e fisica della nostra automobile, ogni singolo giorno. Verificare ogni dato strutturale, la qualità dei materiali, i progetti di coloro che hanno realizzato i nostri uffici, le nostre case, i nostri appartamenti.

Assurdo, irreale, irrazionale, impossibile.

La mancanza di fiducia negli altri genera paura, in noi stessi genera insicurezza.

E’ impossibile vivere senza affidarsi agli altri.

Senza una latente fiducia nel genere umano, nello scorrere del tempo, non potremmo prendere alcun tipo di decisione.

Ci troveremmo ad essere immobili, impauriti, insicuri.

Quando non ti fidi di una persona?

Senza fiducia nel genere umano, probabilmente non potremmo vivere. Non potremmo riuscire a godere del dono stesso, che è la vita.

A questa latente fiducia che pervade ogni singola nostra azione, ogni nostra parola, si legano in modo inscindibile termini come speranza, cultura, razionalità e socialità.

Le parole e i concetti di cui la fiducia è fondamento potrebbero continuare, lascio a voi ampliare il vostro pensiero e le vostre riflessioni.

Consapevole che anche voi arriverete alla mia stessa conclusione. Ovvero… 

…la fiducia è un valore di cui non possiamo fare a meno.

Quale azione è davvero realizzabile nel tuo quotidiano, senza avere fiducia nel genere umano?

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Idee

Tempo di lettura 7/8 minuti

C’è qualcosa di magico nelle idee. Nascono dal nulla, da associazioni inconsce come se fossero al di fuori della nostra percezione, della nostra consapevolezza. E’ come se una forza, una energia, le plasmasse dentro di noi, senza il nostro controllo.

Come scintille arrivano e possono risolvere dubbi, situazioni o problemi. Sono incubate, come sosteneva Pascal, a volte, nei luoghi più remoti del nostro cervello. In alcuni casi si rivelano il risultato di esperienze vissute, molte altre sono inspiegabili attimi di connessioni, repentini e volatili, con un contesto, un ambiente.

Forse le idee si trovano al di fuori di noi.

Non sono di nostra proprietà, non ci appartengono. Come un flusso, scorrono al di fuori della nostra coscienza e sono attratte dalle nostre esperienze, dai nostri pensieri, dai nostri tentativi di trovare soluzioni o creare qualcosa di significativo e indelebile.

Le idee hanno indubbiamente una loro energia.

Prendi nota delle tue idee?

Se tutto questo fosse vero, le idee sarebbero come tesori che vengono scoperti, da coloro che cercano o da coloro che con grande fortuna si trovano al posto giusto, nel momento giusto. Aperti e ricettivi.

Non a caso ognuno di noi ha i suoi luoghi, nei quali entra maggiormente in contatto con esse. Per alcuni è la montagna, per altri è la piazza, per altri una biblioteca. Questi luoghi ai nostri occhi contengono idee. Stimolano i nostri pensieri, hanno una loro energia.

Ci sono luoghi non comuni dove troviamo concetti sublimi e trascendentali, altri idee pratiche e locali. Altri contesti ci sfidano, ci mettono di fronte a nuovi pensieri, nuove sensazioni. Inevitabilmente in queste situazioni nuove idee si materializzano dal nulla dentro di noi.

C’è un particolare momento della giornata nel quale riesci ad essere più creativo?

Proprio per queste ragioni, coloro che rispettano queste forme astratte e immateriali di umanità, riconoscendone il loro intrinseco valore, sanno sempre come dare importanza alle idee.

Così un appunto, una nota su un quaderno. Una registrazione vocale od un file sul cellulare. Sono manifestazioni, sono riconoscimenti del valore delle idee. Perché esse sono sfuggenti, volano via, spesso non si ripresentano più.

Solo grazie a certi stimoli, a strane connessioni genetiche con l’ambiente esse si ripresentano simili al primo incontro avuto con esse. Ma mai identiche.

Si perchè anche le idee invecchiano, cambiano e soprattutto entrano in relazione tra loro, in modi impossibili da comprendere.

Ma coloro che rendono autenticamente rilevanti le idee per il genere umano, sono coloro che non sono avari nel condividerle. Consapevoli di aver trovato un tesoro lungo il loro percorso di vita, sono generosi nel metterlo in comune con gli altri.

Attraverso scritti o attraverso parole, fanno sì che queste idee diventino un patrimonio comune, nobilitandole. Ampliando in questo modo l’enorme eredità immateriale del genere umano.

Quale ambiente stimola maggiormente le tue riflessioni?

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Crescere

Mi chiedo spesso cosa significhi crescere. Come questo verbo si leghi indistintamente al concetto di maturità, ma anche a quello di progresso. Una persona è cresciuta, sta crescendo, quando sviluppa cosa? Si comporta in quale modo?

Quando diventa autonoma? Nel momento in cui sa prendersi cura degli altri? Se è responsabile?

Quando una società cresce? Quando una cultura è matura? C’è un momento in cui uno stato è realmente sviluppato?

Il concetto di crescita, di maturità, ha molte sfumature spesso tralasciate, spesso volutamente messe da parte.

Per fortuna, non si è mai del tutto maturi, non si è mai del tutto cresciuti. Crescere non credo sia un bene come si pensa, ma bensì un obbligo sociale, una convenzione necessaria per mantenere un ordine. Un obiettivo di orientamento di qualsiasi società di stampo capitalista.

Trovo molto più valore, onestà e verità in un sorriso di un bambino che in uno adulto. Molto più valore nel principiante che nell’esperto. Una latente e scomoda verità nelle economie solidali, alternative, alla finanza, al mero profitto.

Uomini e donne con molte esperienze alle loro spalle, mancano di umiltà. Ogni processo di crescita è in fondo una progressiva perdita di modestia.

Credi di essere una persona matura?

Infatti comunemente, crescere significa acquisire gradualmente un certo controllo sulla realtà, su ciò che ci circonda. Una illusione. Una velleità. Ci raccontiamo una storia, utile a darci stabilità, utile nel definirci in un contesto sociale. Fondamentale per non sentirsi esclusi, fondamentale per essere accettati.

Uomini e donne che hanno avuto molte esperienze nella loro vita, sentono il dovere di consigliare gli altri. Sono gli esperti, spesso inconsapevoli della loro limitata concezione del mondo.

Crescere è non fermarsi, è non sentirsi arrivati, mai. Significa essere consapevoli della mancanza di controllo sulle nostre vite. Liberi nel presente, liberi nell’attimo. Umili di fronte agli altri, umili nei confronti della vita.

Una forma di autoconsapevolezza, una percezione della realtà, che implica la tacita accettazione dell’instabilità e del continuo cambiamento.

Credi di avere controllo sulla tua vita?

Ogni atteggiamento psicologico, trova il suo riflesso nella cultura, nelle idee condivise. Così la crescita scientifica, economica e politica, si è sempre sviluppata attraverso dei percorsi lineari. Tutti direttamente o indirettamente legati a maggiori forme di controllo. Regole, principi, indicatori, criteri.

Eppure più sembriamo crescere, sviluppare ed elaborare miglioramenti. Più ci rendiamo conto di quanto ci sfugge, di quanto ancora non riusciamo realmente a comprendere. Aumentiamo il controllo per fuggire dalla libertà, parafrasando Fromm. Cresciamo per dare un senso, un obiettivo alla vita.

Inconsapevoli ancora una volta che qualsiasi forma di crescita è ciclica e non lineare. E’ finita, e non infinita.

Senza obiettivi, saremmo autenticamente umani?

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