Cambiare

Tempo di lettura 3/4 minuti

Cambiare noi stessi. Le nostre attitudini, i nostri punti di vista, quello che pensiamo di essere, le nostre percezioni o convinzioni, è spesso complicato.

Ma è inevitabile. Necessario, in un mondo come quello contemporaneo, nel quale tutto cambia in fretta, senza un chiaro orientamento.

Siamo costretti a cambiare.

Un obbligo per i più. Un dovere per alcuni. Un piacere per pochissimi.

Come affronti il cambiamento?

Coloro che riescono ad affrontare il cambiamento, senza diventare vittime di esso, hanno qualcosa che li sostiene.

Sono in grado di accettarlo, lo accolgono. Si mettono in condizioni di comprenderlo.

Con strumenti razionali, spirituali o religiosi riescono ad abbracciare questa inevitabile condizione umana senza subirla.

Quanto è difficile per te cambiare le tue abitudini?

Accettano. Credono. Comprendono.

Non si oppongono al cambiamento, ammettono la possibilità di qualcosa di diverso. Mettono da parte se stessi e il loro ego.

Sono convinti di poter agire di poter evolvere, cambiare, di muoversi in una direzione. Sono agenti e non vittime, sanno che possono fare. Non si concentrano su quello che non sono, non sanno o non possono. Hanno fiducia.

Sanno che muovendosi, saranno in grado di arrivare a cogliere l’essenza di ciò che cambia. Delle loro convinzioni limitanti, dei loro pregiudizi, delle paure, che hanno impedito loro di cogliere il valore del cambiare.

Ogni cambiamento è una sfida?

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Specchio

Tempo di lettura 6/7 Minuti

Lo specchio è stato il primo autentico strumento per percepire l’immagine di noi stessi. Per capire come gli altri ci vedono o quanto meno, come crediamo di essere visti.

Si perchè lo specchio genera l’immagine di noi stessi. Il nostro riflesso su di esso, identifica le nostre sembianze nel mondo. Stabilisce le nostre caratteristiche estetiche nel mondo.

Ma sono i nostri occhi, a leggere quel simulacro di noi stessi.

I nostri occhi per cogliere il nostro viso e alcune parti del nostro corpo, hanno solo quel pezzo di vetro. Quando ci guardiamo allo specchio, non osserviamo realmente noi stessi, ma l’immagine ideale del nostro corpo.

Quante volte ti guardi allo specchio?

Gli psicologi ci insegnano che tutti noi siamo sottoposti a quello che definiscono effetto di esposizione. Più vediamo la nostra immagine riflessa nello specchio e più di conseguenza ci abituiamo ad essa. Sommiamo di volta in volta il ricordo della nostra figura. La rendiamo piacevole, la rendiamo ideale.

Creiamo di noi stessi, il nostro ideal tipo. Osserviamo su quella superficie riflettente, la somma delle rappresentazioni mentali di noi stessi.

Ma non attraverso i nostri occhi, di riflesso, mediati da uno strumento.

Non è un caso che lo specchio sia uno strumento spesso utilizzato per deformare la realtà. Il riflesso necessariamente fa perdere, generalizza, sfuma dettagli. 

Ti è mai capitato di trovarti a disagio nell’osservare una foto di te fatta da altri?

A partire dalla nascita della fotografia, lo specchio non è più lo strumento chiave per creare e definire l’immagine di noi stessi.

Oggi lo smartphone non solo è capace di riflettere la nostra immagine, è anche in grado di modificarla di renderla migliore, più affascinante, ancora più piacevole.

Possiamo di volta in volta intervenire sulle nostre rappresentazioni mentali.

Il mondo digitale diventa lo specchio di noi ed anche della nostra società.

Per questo è sempre più difficile accettare l’immagine di noi stessi, per questo siamo sempre più insoddisfatti del nostro corpo.

Le rappresentazioni mentali che portiamo con noi non sono più stabili, più date. Sono determinate da filtri, con cui giochiamo, con cui determiniamo inevitabilmente la nostra estetica.

Ma lo specchio digitale è pubblico, soggetto alla critica, in continua comparazione e competizione con l’immagine altrui.

Abbiamo perso il carattere privato della rappresentazione mentale di noi stessi e con essa abbiamo aumentato vertiginosamente la distanza tra come noi ci rappresentiamo, come gli altri ci vedono e la cruda, ormai irrilevante, realtà.

Quanto conta l’immagine di tuoi profili social?

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Fiducia

Tempo di lettura 4/5 minuti

Ogni giorno molti di noi guidano la propria automobile per andare a lavoro, per spostarsi. Ogni volta che apriamo la portiera e giriamo la chiave nel cruscotto, esprimiamo fiducia.

Quando entriamo nei palazzi, negli edifici. Noi ci affidiamo a coloro che hanno costruito quelle strutture.

Quando usiamo la nostra macchina, ci fidiamo degli operai, dei macchinari, che l’hanno assemblata. Nel momento stesso che varchiamo la soglia di un edificio crediamo che le valutazioni di ingegneri, geometri e muratori siano corrette e capaci di dare stabilità a ciò che ci circonda.

Molti altri esempi potrebbero esser fatti.

La fiducia permea, in modo intrinseco, ogni nostra azione.

In un modo non così evidente. Latente, inconscio, ma sempre presente. Di cui, a seconda delle situazioni, siamo più o meno consapevoli.

Quale è la prima immagine che associ alla parola fiducia?

E’ un tipo di fiducia che una volta scardinata, una volta messa in discussione, fa mancare sicurezza, genera paura.

Pensate se iniziassimo a dubitare di ogni prodotto umano. Dovremmo controllare ogni singola parte meccanica e fisica della nostra automobile, ogni singolo giorno. Verificare ogni dato strutturale, la qualità dei materiali, i progetti di coloro che hanno realizzato i nostri uffici, le nostre case, i nostri appartamenti.

Assurdo, irreale, irrazionale, impossibile.

La mancanza di fiducia negli altri genera paura, in noi stessi genera insicurezza.

E’ impossibile vivere senza affidarsi agli altri.

Senza una latente fiducia nel genere umano, nello scorrere del tempo, non potremmo prendere alcun tipo di decisione.

Ci troveremmo ad essere immobili, impauriti, insicuri.

Quando non ti fidi di una persona?

Senza fiducia nel genere umano, probabilmente non potremmo vivere. Non potremmo riuscire a godere del dono stesso, che è la vita.

A questa latente fiducia che pervade ogni singola nostra azione, ogni nostra parola, si legano in modo inscindibile termini come speranza, cultura, razionalità e socialità.

Le parole e i concetti di cui la fiducia è fondamento potrebbero continuare, lascio a voi ampliare il vostro pensiero e le vostre riflessioni.

Consapevole che anche voi arriverete alla mia stessa conclusione. Ovvero… 

…la fiducia è un valore di cui non possiamo fare a meno.

Quale azione è davvero realizzabile nel tuo quotidiano, senza avere fiducia nel genere umano?

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Ispirazione

Una riflessione sulle conseguenze di essere una fonte di ispirazione.
Sui variopinti muri del distretto di Scoreditch in Londra, l’artista di strada @wrdsmth
fa risuonare i suoi pensieri, grazie alla sua arte.
“Ambisci ad ispirare gli altri e l’universo ne prenderà atto”

Quale persona è per te una fonte di ispirazione?

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Primo

Tempo di lettura 4/5 Minuti

Primo come un numero, non come tanti altri, capace di essere diviso solo da se stesso o da una sola unità e ad oggi ancora colmo di misteri. Come un atleta sul più alto gradino del podio che allenamento dopo allenamento è riuscito a battere i suoi avversari. Quanto un passo in una terra ancora inesplorata.

Ogni primo in ogni sua espressione è un qualcosa di unico. Capace di precedere in un tempo, in uno spazio, qualsiasi esperienza o anticipazione della stessa. Un primo ha una sua necessaria intenzionalità, una volontà a volte indomita, a volte curiosa, a volte sconosciuta: un primo bacio, è guidato dall’amore, un primo lavoro, è dettato dagli obblighi della nostra società, dall’ambizione, spesso dalla necessità. Un primo figlio è il desiderio di trasmettere e condividere.

Ogni primo contiene in sé mistero, paura, entusiasmo, sorpresa, ma soprattutto si fa portatore di un nuovo vissuto, di una nuova conoscenza.

Quale è stata la tua ultima prima volta?

Questo che sto scrivendo ora, in questo esatto momento, quello che voi state leggendo, è il mio primo scritto su questo Blog. Queste parole sono solo un inizio, una idea. Un passo verso una maggiore introspezione, una nuova domanda, ma anche una prima riflessione. Un primo, un nuovo momento. Provo sentimenti contrastanti mi metto alla prova in un territorio sconosciuto. Quello di stimolare riflessioni mediate da parole digitali, non tramite presenza, colloquio o aula.

In questo luogo virtuale, le parole sono molto più importanti che in una semplice conversazione, qui rimangono impresse, possono essere rilette, reinterpretate, riviste. Un pubblico vasto, potenzialmente infinito. Uno scritto può diventare un riferimento per molti, anche per lo scrittore stesso. In questo modo, ogni attività creativa ha qualcosa di nuovo da offrire sia per il suo creatore che per chi ne fruisce. Creare definisce un nuovo approccio, una nuova indipendenza, permettere di essere un primo senza la necessità di competere.

Quando creerai qualcosa di tuo?

Nella nostra società dove competere è un comportamento naturale, il termine primo assume una significativa importanza per ognuno di noi nella totalità del nostro vivere. Essere primo non significa solamente ottenere dei risultati migliori degli altri, ma comporta nutrire il nostro ego, percependo noi stessi come un uomo o una donna migliori. I primi a possedere un oggetto, i primi in gara, i primi ad avere un aumento di stipendio. Migliori di altri, come se l’unico modo per avere un’ idea su una persona o se stessi, sia quello di comparare risultati professionali, sportivi, di vita o morali.

Finiamo con il dimenticarci quanto i primi sacrificano costantemente per raggiungere il loro status e quanta solitudine si possa trovare nei loro cuori. Dovremmo anche tenere a mente come la fortuna e le condizioni iniziali, siano diverse per ognuno di noi e quanto queste possano influenzare i risultati di ogni competizione, in ogni ambito della nostra biografia. Forse, solo dimenticandoci qualsiasi tipo di comparazione, indirizzando la nostra attenzione verso noi stessi, puntare ad essere primo perderebbe di senso, perderebbe la sua forza.

In quel momento, aspirare all’eccellenza, fare della dedizione e della costanza i nostri mantra, senza pesare con ansia i risultati, ci renderebbe capaci di crescere, di sviluppare la nostra forza interiore, di essere uomini o donne più forti e consapevoli, più resilienti, più autonomi.

Quanto pensi sia importante essere primo?