Irrazionalità

Tutto quello che sembra essere razionale, è frutto di irrazionalità.

Tutto quello che noi leggiamo come irrazionale, ha una interpretazione razionale sottesa a noi sconosciuta.

In generale. l’essere umano nutre una fiducia in sé stesso legata alla percezione di sé come essere razionale. Sì perchè noi grazie alla nostra limitata razionalità, conferiamo senso al mondo.

Ogni giorno lo interpretiamo e troviamo una posizione in esso.

Noi siamo contemporaneamente autori ed interpreti di logiche, schemi e scenari determinati in modo razionale.

Anche perché è la razionalità l’unico strumento che abbiamo per comprendere il mondo.

Quanto credi di essere razionale nel tuo quotidiano?

L’irrazionalità di fondo della nostra vita, sta nell’ignote fondamenta del nostro essere.

A quante domande non troviamo ancora risposta?

Quante volte non riusciamo ad avere una reale comprensione?

Quanti quesiti non troveranno mai una soluzione?

Noi non ci curiamo delle fondamenta irrazionali, per noi inesplicabili del nostro vivere. Continuiamo a credere alla nostra razionalità. Limitati dalla nostra fede in questo prodotto tipicamente umano generato dalla paura dell’ignoto.

Quando un comportamento è per te irrazionale?

In fondo la nostra razionalità, di cui tanto ci vantiamo nasce da una base irrazionale, sconosciuta, inarrivabile.

Riconoscere la nostra profonda irrazionalità, apre nuove possibilità alle numerose interpretazioni del mondo. Ma soprattutto ci permette di lasciare scorrere la vita senza interpretazioni, senza quadri di senso, molto spesso culturalmente imposti e forgiati.

Tutto ciò che è irrazionale è una inestimabile ricchezza che ci rende umili di fronte alla limitatezza della nostra ragione.

Etichettiamo come irrazionale tutto ciò che non riusciamo a comprendere.

Ti spaventa l’irrazionalità?

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Combattere

Tempo di lettura 3/4 minuti

Più passano gli anni e più comprendo le sfaccettature di questa parola. Combattere è un qualcosa di insito nell’uomo.

Nel momento in cui individuiamo un nemico, nel momento in cui ci sentiamo in pericolo. Combattiamo per difenderci, per preservare noi stessi da qualcosa che potrebbe in senso metaforico e non fisico, ledere il nostro ego, le nostre convinzioni, la nostra immagine.

E’ un riflesso involontario delle nostre pulsioni di autoconservazione. Legate inscindibilmente al nostro corpo, alle nostre radici biologiche, genetiche. Noi siamo importanti. Dobbiamo prima di tutto proteggere noi stessi.

Quali sono le tue battaglie giornaliere?

Ma diamo per scontato che l’unica forma di difesa sia reagire, contrastare, opporsi, combattere appunto. Eventualmente attaccare.

Non siamo capaci di accettare le nostre paure, i giudizi degli altri, il nostro passato.

Siamo incapaci di accettare le grandi questioni del mondo.

Ci danniamo l’anima, ci tormentiamo, perchè non ci riconosciamo, in ciò che ci circonda. Combattiamo contro il divenire, il diverso, contro qualcosa, che in molti casi è al di fuori del nostro controllo.

Come Don Chisciotte combattiamo contro i mulini a vento, senza tregua.

Cosa non riesci proprio ad accettare?

Possiamo combattere solo ciò che è a portata delle nostre mani.

Possiamo combattere solo ciò che prima di tutto iniziamo ad accettare e non a ripudiare.

Il vero combattente è colui che prima di tutto accetta se stesso. Le sue debolezze, i suoi timori, le sue paure, dato che accettandole acquisirà una consapevolezza e un controllo di esse.

Riducendo il loro peso, ridimensionando di conseguenza anche sé stesso.

Li vedrà come parti come caratteristiche di sè. Come armi, strumenti, sotto il suo controllo. Farà ordine tra ciò che può controllare e ciò che invece va al di fuori del suo controllo.

Parafrasando Sun Tzu il vero combattente prima vince e poi va in guerra e si concentra su quelle sfide del momento tanto decantate da Coelho.

Quindi se prima di tutto accettiamo noi stessi e la nostra condizione di esseri umani, siamo in grado di cambiare.

Di vedere, di visualizzare, di comprendere in senso più ampio le nostre sfide, le nostre battaglie, trasformando i nostri nemici in strumenti di comprensione di noi stessi ed i pericoli in autentici momenti di crescita.

Cosa ti spaventa di te stesso?

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Passato

Tempo di lettura 5/6 minuti

Il passato è una parte di noi, indubbiamente ci ha formato. Inevitabilmente continua ad influenzare gran parte delle nostre scelte quotidiane. Il passato è uno strumento, è una risorsa a nostra disposizione da cui attingere regolarmente.

Il passato è prima di tutto un qualcosa che non esiste più, se non nelle nostre menti. Le memorie e i ricordi sono spesso fallaci, distorti, da processi consci ed inconsci. I quali impattano, con una certa costanza, su quale è la percezione di noi stessi e come vediamo gli altri. Quindi attingere costantemente dal passato, riferimenti per scelte e comportamenti, può non rivelarsi sempre la scelta più opportuna in base al contesto in cui ci troviamo.

Da parte tua, quanto un comportamento o un evento passato è preso come un riferimento?

Il passato insegna è vero, non per questo, non può essere messo in discussione. Le esperienze che viviamo positive, come quelle negative vengono categorizzate, immagazzinate dentro di noi. Quando situazioni simili possono ripresentarsi, non necessariamente non possiamo dare alla vita una possibilità di sorprenderci, magari in positivo.

Di frequente, prendiamo decisioni sulla base delle informazioni che abbiamo acquisito e più l’età avanza, più queste informazioni aumentano e provengono da esperienze passate. Si può divenire schiavi del passato, dell’immagine che ci siamo assegnati, delle esperienze negative che abbiamo avuto. Bisogna credere e attingere al passato, ma con riserve. Affidarsi ad esso in modo acritico, purtroppo potrebbe essere la fine di ciò che ci rende vivi, cioè il diverso e l’inatteso.

Quante volte hai detto no, in base ad una esperienza negativa vissuta in passato?

La lettura che diamo al nostro passato si lega spesso ad esperienze positive, ad emozioni, che confermano un mondo, una idea di noi stessi, alcune nostre credenze. In questo non c’è niente di male, diamo valore al positivo a ciò che accresce il nostro ego, il nostro narcisismo. A ciò che conferma e non a ciò che ci rende instabili.

Rivisitiamo costantemente il nostro passato per giustificare o elogiare la nostra condizione presente. Soprassediamo i nostri fallimenti, ci dimentichiamo dei nostri errori. Il nostro passato è più fluido e meno definito di quanto si possa immaginare.

I nostri fallimenti, le nostre esperienze negative, non potranno mai ripresentarsi allo stesso modo. Non dobbiamo dimenticare che i nostri ricordi, le nostre memorie, si costituiscono di vissuti nei quali eravamo diversi da quello che siamo ora. Non dobbiamo farci condizionare dalle esperienze passate. Esse indicano quali luoghi dobbiamo visitare per crescere, quali stati mentali dobbiamo raggiungere per affrontarle.

Sconfitte, fallimenti, dolori, privazioni, hanno un enorme valore. Niente educa più della sconfitta. Solo il fallimento ci permette di crescere più forti. I dolori e le privazioni stimolano la gratitudine. Il passato è un grande strumento di miglioramento.

Perchè abbiamo la capacità di rendere ogni vissuto nuovo. Abbiamo la capacità di rendere un comportamento abitudinario diverso, perchè possiamo essere consapevoli e dirigere la nostra attenzione. Possiamo farlo, sempre. Per questo come guardiamo al passato è fondamentale per capire come viviamo il presente.

Cosa hai imparato dai tuoi fallimenti?

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