Daydreaming

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Daydreaming e’ una parola inglese. Mi piace. Significa sognare ad occhi aperti, significa immaginare, fantasticare, ma in un senso ampio, quasi vago. E’ una forma di autentica evasione da un contesto sociale e fisico, spesso limitante per le capacità creative della nostra mente. Il daydreaming e’ liberatorio, rompe vincoli e crea realta’. Mi trovo ad immaginare situazioni, contesti, persone e le loro reazioni. Anticipo possibili eventi, ma spesso, ne creo dal nulla.

Mentre sogno ad occhi aperti, in alcuni casi sto guardando il soffitto, ma in realta’, in quell’esatto momento per me, quel soffitto non esiste. In altri passeggio, ma non sto realmente passeggiando sono inconsapevole del mondo reale. Creo mondi per diletto, situazioni per gioco e contesti per mettermi alla prova. Mi trovo in due mondi contemporaneamente, uno dato e fisico, uno creato e mentale.

Pensi che fantasticare sia tempo perso?

Quando fantastichiamo in realtà riscopriamo il nostro lato più infantile. Quel poetico fanciullino che con il passare del tempo sopisce, investito dalle responsabilita’, dai doveri, dalla mancanza di tempo, da una realtà spesso fin troppo crudele. Il fanciullo che c’e’ in noi ci permette di giocare con la realtà. I bambini sono i prototipi dei daydreamer, loro giocano con il reale’ e continuano a creare mondi fatti di eroi, illusioni e immagini. Sognano ed immaginano costantemente ad occhi aperti. Purtroppo, crescendo perdiamo questo potere creativo.

Solo coloro che lavorano in ambito artistico, mantengono questo rapporto privilegiato con la realta’. Il daydreaming e’ necessario per tutti gli artisti e creativi. Ma cosa perdiamo quando smettiamo di sognare ad occhi aperti? Perdiamo felicita’, perdiamo creativita’, perdiamo significati e possibilità, ma perdiamo anche ciò che quotidianamente e’ impossibile, a causa dei vincoli della realtà. L’immaginare e’ una facoltà che non ci possiamo permettere di perdere. Il sognare e’ un momento unico e nostro. Non possiamo essere barattare, dimenticare, né il sogno né l’immaginazione.

Quanto spessi sogni ad occhi aperti?

Credo fortemente che ciò che immaginiamo esista. Siamo noi che gli diamo una vita. Siamo noi che creiamo, pur costruendo sulla base di riferimenti reali. Il sogno, il daydreaming, si distacca dal mondo fisico e ci libera. Ci conferisce una leggerezza non comparabile, con qualsiasi esperienza reale. Il daydreaming ha un valore. Ci permette di immaginare scenari e fatti, vagando tra possibili situazioni. Ci permette di visualizzare con gli occhi della mente, eventi spesso altamente improbabili, così da prevenirli e anticiparli.

Molti atleti usano tecniche di visualizzazione, sognando ad occhi aperti, prima di prepararsi alla competizione. Immaginano un esito positivo, una vittoria, un gesto tecnico vincente. Preparano il proprio corpo e la propria mente a vincere, a trovare soluzioni nei momenti di difficoltà. L’immaginazione e’ anticipatrice. Ci permette di affrontare l’improbabile. Sognare ci fa stare bene, ci fa gongolare in una realtà in cui siamo protagonisti, e’ la nostra valvola di sfogo, per stress, insoddisfazioni e delusioni. Sognare permette di coltivare speranza e trovare energie verso il cambiamento.

Come ti senti quando sogni ad occhi aperti?

Continua a farti domande…

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Primo

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Primo come un numero, non come tanti altri, capace di essere diviso solo da se stesso o da una sola unità e ad oggi ancora colmo di misteri. Come un atleta sul più alto gradino del podio che allenamento dopo allenamento è riuscito a battere i suoi avversari. Quanto un passo in una terra ancora inesplorata.

Ogni primo in ogni sua espressione è un qualcosa di unico. Capace di precedere in un tempo, in uno spazio, qualsiasi esperienza o anticipazione della stessa. Un primo ha una sua necessaria intenzionalità, una volontà a volte indomita, a volte curiosa, a volte sconosciuta: un primo bacio, è guidato dall’amore, un primo lavoro, è dettato dagli obblighi della nostra società, dall’ambizione, spesso dalla necessità. Un primo figlio è il desiderio di trasmettere e condividere.

Ogni primo contiene in sé mistero, paura, entusiasmo, sorpresa, ma soprattutto si fa portatore di un nuovo vissuto, di una nuova conoscenza.

Quale è stata la tua ultima prima volta?

Questo che sto scrivendo ora, in questo esatto momento, quello che voi state leggendo, è il mio primo scritto su questo Blog. Queste parole sono solo un inizio, una idea. Un passo verso una maggiore introspezione, una nuova domanda, ma anche una prima riflessione. Un primo, un nuovo momento. Provo sentimenti contrastanti mi metto alla prova in un territorio sconosciuto. Quello di stimolare riflessioni mediate da parole digitali, non tramite presenza, colloquio o aula.

In questo luogo virtuale, le parole sono molto più importanti che in una semplice conversazione, qui rimangono impresse, possono essere rilette, reinterpretate, riviste. Un pubblico vasto, potenzialmente infinito. Uno scritto può diventare un riferimento per molti, anche per lo scrittore stesso. In questo modo, ogni attività creativa ha qualcosa di nuovo da offrire sia per il suo creatore che per chi ne fruisce. Creare definisce un nuovo approccio, una nuova indipendenza, permettere di essere un primo senza la necessità di competere.

Quando creerai qualcosa di tuo?

Nella nostra società dove competere è un comportamento naturale, il termine primo assume una significativa importanza per ognuno di noi nella totalità del nostro vivere. Essere primo non significa solamente ottenere dei risultati migliori degli altri, ma comporta nutrire il nostro ego, percependo noi stessi come un uomo o una donna migliori. I primi a possedere un oggetto, i primi in gara, i primi ad avere un aumento di stipendio. Migliori di altri, come se l’unico modo per avere un’ idea su una persona o se stessi, sia quello di comparare risultati professionali, sportivi, di vita o morali.

Finiamo con il dimenticarci quanto i primi sacrificano costantemente per raggiungere il loro status e quanta solitudine si possa trovare nei loro cuori. Dovremmo anche tenere a mente come la fortuna e le condizioni iniziali, siano diverse per ognuno di noi e quanto queste possano influenzare i risultati di ogni competizione, in ogni ambito della nostra biografia. Forse, solo dimenticandoci qualsiasi tipo di comparazione, indirizzando la nostra attenzione verso noi stessi, puntare ad essere primo perderebbe di senso, perderebbe la sua forza.

In quel momento, aspirare all’eccellenza, fare della dedizione e della costanza i nostri mantra, senza pesare con ansia i risultati, ci renderebbe capaci di crescere, di sviluppare la nostra forza interiore, di essere uomini o donne più forti e consapevoli, più resilienti, più autonomi.

Quanto pensi sia importante essere primo?