Ruolo


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La nostra vita è come un gioco di ruolo. Ogni giorno siamo chiamati ad interpretare diversi ruoli, i quali implicano numerosi doveri e comportamenti attesi. Possiamo essere madri, imprenditrici, santoni, disoccupati, direttori, avatar virtuali e molto altro ancora. Alcuni di questi ruoli sono etichette che ci vengono attribuite, altri sono ruoli che ci coinvolgono e ci appassionano. Accade spesso di trovarsi a parlare di lavoro anche nel tempo libero o di controllare le ultime notifiche dei nostri social durante una riunione. In alcuni casi, di avere comportamenti direttivi, come se ci trovassimo in ufficio, con i nostri familiari. Alcuni ruoli rimangono aggrappati al nostro io, finiscono per oscurare la nostra personalità, condizionano i nostri pensieri.

L’accessibilità pressoché illimitata alle nostre email di lavoro o alle comunicazioni con i colleghi, come dall’altra parte, a diverse forme di intrattenimento, sovrappongono comportamenti e aspettative in modo schizofrenico. Il nostro io è fluido, i nostri ruoli sono frammentati. La frenesia che a volte viviamo nel nostro quotidiano, i dover essere di cui ci illudiamo e le aspettative di cui ci circondiamo tendono a far collimare uno sull’altro i ruoli che interpretiamo di giorno in giorno. Rendendoci incapaci di esprimere la nostra personalità, le nostre autentiche intenzioni.

Così i ruoli sono sempre più labili e ci troviamo disorientati dalle nostre stesse azioni o incapaci di riflettere sui nostri comportamenti.

Ti porti spesso il “lavoro” a casa?

La soluzione a questa situazione è di stampo aristotelico. Dobbiamo ricercare un giusto mezzo, a volte un compromesso. Facile a dirsi, difficile a farsi. L’equilibrio non è proprio di noi umani, eppure ricercarlo non è un vano obiettivo. Riuscire a destreggiarsi tra i ruoli e le loro prerogative è una azione che guarda al nostro benessere. Le responsabilità e i doveri si ampliano con l’aumentare delle attività e dei ruoli in cui siamo coinvolti.

Nel lavoro come nel tempo libero, imparare a dire no può essere un primo passo per una maggiore presenza a noi stessi,  una apertura alla nostra personalità. Ogni tanto dire qualche no fa bene al nostro io e alle nostre ambizioni. Come quando sul lavoro vi chiedono uno straordinario ma avete una promessa in famiglia da mantenere. Come quando volete vedere un evento sportivo da molto tempo e un vostro amico vi chiede un favore. Per trovare un equilibrio tra i mille impegni a cui siamo chiamati e far si che non vi siano conflitti, anche fermarsi e avere spazio per definire le proprie priorità, è una positiva e semplice azione. A causa dell’inaudito aumento delle possibilità che abbiamo di essere intrattenuti durante il tempo libero, il quale è ormai definito quanto il nostro orario di lavoro.

Siamo occupati tra le attività dei figli, gli hobby, le vacanze, i media e tutte le imperdibili novità del momento. Per assurdo tre o quattro generazioni fa si lavorava di più, ma non si parlava di stress. Proprio per questo, riappropriarsi del tempo libero come tale, definendo quali sono le priorità e dicendo no ad attività che non apportano un reale beneficio a noi stessi o ai nostri cari, è una mossa che permette di creare quegli spazi necessari per essere più consapevoli di noi e dei nostri ruoli. 

Quando è l’ultima volta che hai detto “No!” ?

In sociologia, molto è stato detto riguardo alle dinamiche di ruolo. Goffman, sociologo canadese, sostiene che la società moderna non permette mai una vera e propria distanza dal ruolo. Portando alcuni esempi: quello di un poliziotto fuori servizio incapace di guardarsi attorno senza scorgere potenziali pericoli o illeciti, o del medico incapace di liberarsi della sua professionalità anche fuori dal suo ambiente di lavoro.

Per Goffman, attori e teatranti, sono i soli in grado di padroneggiare i ruoli senza rimanerne intrappolati. Così, vi sono situazioni nel nostro quotidiano in cui la tensione tra ruolo e persona può diventare difficile da gestire, portando stress e conflitti interiori. Mantenere una distanza dal ruolo, come sostiene Goffman, può essere considerato un atto estremamente democratico in un ambiente fortemente gerarchico. Un modo semplice ed efficace per affermare la propria personalità. Un atto di consapevolezza, una forma di riduzione delle tensioni.  Anche la psicologia, con l’analisi di Berne o altri autori come Fromm, Adler o Rogers, ha affrontato le dinamiche di ruolo sottolineando quanto esse influenzino i nostri comportamenti quotidiani.

Nonostante ciò è ragionevole concludere questa riflessione sul ruolo parafrasando il filosofo Stoico Epitteto, il quale sosteneva che nella vita interpretiamo diversi ruoli, giochiamo con essi. Ma il nostro valore morale emerge nel momento in cui siamo capaci di muoversi fra essi quando sono in conflitto. Dato che, secondo il filosofo greco, dei tanti ruoli che possiamo avere nella vita, non dobbiamo e non possiamo mai dimenticarci quello di esseri umani.

Quale esperienza ti ha fatto sentire un essere umano?

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