Assenza

L’assenza è uno delle scelte umane per assurdo più presenti nel contemporaneo.

Siamo sempre più assenti dal quotidiano.

Lontani dai luoghi in cui viviamo, distaccati dalle persone che sono intorno a noi, incapaci di vivere il presente, di godere consapevolmente del nostro tempo.

Connessioni diverse meno umane, condivisioni assenti ripetutamente mediate.

Di cosa percepisci l’assenza nella tua vita?

La realtà è continuamente filtrata dalle tecnologie, la realtà si veste di colori, sfumature ed ombre, artificiali e spesso artificiose.

Di conseguenza siamo distratti tra notifiche, video e news che spesso non riguardano il nostro presente, il nostro qui ed ora. Perdiamo il contatto con ciò che circonda e quindi con noi stessi.

Diventiamo assenti, scegliendo mondi diversi da quelli locali, da quelli analogici.

Quando è l’ultima volta che hai scelto consapevolmente di essere assente?

Ma questa reiterata assenza è frutto di una scelta, ovvero quella di essere intrattenuti, quella di essere distratti, e quindi assenti.

L’assenza in alcuni casi può essere positiva, ma in altri può essere distruttiva.

Intacca quell’essere umani, ovvero quella storia di esseri legati al loro territorio. A quella semplice condivisione di un tempo e di uno spazio, fatto di autentica compresenza, di vero dialogo, di intensa comunanza e di presente vicinanza.

Dovremmo provare ogni tanto a ragionare su cosa possiamo fare per migliorare attivamente ciò che ci circonda, per diminuire la costante e dilagante alienazione dal reale.

Quando sei stato assente oggi?

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Irrazionalità

Tutto quello che sembra essere razionale, è frutto di irrazionalità.

Tutto quello che noi leggiamo come irrazionale, ha una interpretazione razionale sottesa a noi sconosciuta.

In generale. l’essere umano nutre una fiducia in sé stesso legata alla percezione di sé come essere razionale. Sì perchè noi grazie alla nostra limitata razionalità, conferiamo senso al mondo.

Ogni giorno lo interpretiamo e troviamo una posizione in esso.

Noi siamo contemporaneamente autori ed interpreti di logiche, schemi e scenari determinati in modo razionale.

Anche perché è la razionalità l’unico strumento che abbiamo per comprendere il mondo.

Quanto credi di essere razionale nel tuo quotidiano?

L’irrazionalità di fondo della nostra vita, sta nell’ignote fondamenta del nostro essere.

A quante domande non troviamo ancora risposta?

Quante volte non riusciamo ad avere una reale comprensione?

Quanti quesiti non troveranno mai una soluzione?

Noi non ci curiamo delle fondamenta irrazionali, per noi inesplicabili del nostro vivere. Continuiamo a credere alla nostra razionalità. Limitati dalla nostra fede in questo prodotto tipicamente umano generato dalla paura dell’ignoto.

Quando un comportamento è per te irrazionale?

In fondo la nostra razionalità, di cui tanto ci vantiamo nasce da una base irrazionale, sconosciuta, inarrivabile.

Riconoscere la nostra profonda irrazionalità, apre nuove possibilità alle numerose interpretazioni del mondo. Ma soprattutto ci permette di lasciare scorrere la vita senza interpretazioni, senza quadri di senso, molto spesso culturalmente imposti e forgiati.

Tutto ciò che è irrazionale è una inestimabile ricchezza che ci rende umili di fronte alla limitatezza della nostra ragione.

Etichettiamo come irrazionale tutto ciò che non riusciamo a comprendere.

Ti spaventa l’irrazionalità?

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Cambiare

Tempo di lettura 3/4 minuti

Cambiare noi stessi. Le nostre attitudini, i nostri punti di vista, quello che pensiamo di essere, le nostre percezioni o convinzioni, è spesso complicato.

Ma è inevitabile. Necessario, in un mondo come quello contemporaneo, nel quale tutto cambia in fretta, senza un chiaro orientamento.

Siamo costretti a cambiare.

Un obbligo per i più. Un dovere per alcuni. Un piacere per pochissimi.

Come affronti il cambiamento?

Coloro che riescono ad affrontare il cambiamento, senza diventare vittime di esso, hanno qualcosa che li sostiene.

Sono in grado di accettarlo, lo accolgono. Si mettono in condizioni di comprenderlo.

Con strumenti razionali, spirituali o religiosi riescono ad abbracciare questa inevitabile condizione umana senza subirla.

Quanto è difficile per te cambiare le tue abitudini?

Accettano. Credono. Comprendono.

Non si oppongono al cambiamento, ammettono la possibilità di qualcosa di diverso. Mettono da parte se stessi e il loro ego.

Sono convinti di poter agire di poter evolvere, cambiare, di muoversi in una direzione. Sono agenti e non vittime, sanno che possono fare. Non si concentrano su quello che non sono, non sanno o non possono. Hanno fiducia.

Sanno che muovendosi, saranno in grado di arrivare a cogliere l’essenza di ciò che cambia. Delle loro convinzioni limitanti, dei loro pregiudizi, delle paure, che hanno impedito loro di cogliere il valore del cambiare.

Ogni cambiamento è una sfida?

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Ponti

Tempo di lettura 4 minuti

Ponti che uniscono stretti come il famoso Golden Gate, che sorvolano paludi come quelli della Highway 10 in Louisiana o che connettono isole o regioni remote come quelle norvegesi.

Tra tutte le strutture che l’uomo è in grado di creare forse sono tra le più affascinanti.

Ma cosa realmente permette di fare un ponte?

Prima di tutto avvicina. Semplifica la comunicazione, permette di raggiungere aree altrimenti lontane.

Crea percorsi.

Congiunge.

Che cosa rappresenta un ponte per te?

Noi creiamo ponti con gli altri in tanti modi diversi.

Con parole, emozioni, sentimenti, azioni, scritti, pensieri e idee. Sicuramente ciascuno di voi troverà molte altre modalità con cui si connettete con gli altri, ma anche con sé stesso.

Un esempio è il linguaggio, uno dei ponti più importanti, forse più antichi, che abbiamo creato. Spesso uno dei più instabili. Dato che le idee e i valori che passano su di esso, spesso non sono comprese, non sono accettate.

I ponti crollano quando non vengono mantenuti, quando i loro pilastri cedono. Di fronte alla forza degli elementi e l’inesorabile scorrere del tempo.

Così come i ponti, i legami che ci avvicinano agli altri si distruggono a causa di esperienze, idee e azioni, che ledono, minano, quella connessione costruita con l’altro.

Un’isola senza un ponte sarà sempre remota.

Un uomo senza legami sarà sempre misero.

Quanti ponti crei ogni giorno?

Per questo creare un legame con gli altri è importante per noi ed anche per gli altri. Per evitare la miseria che spesso la solitudine genera nell’uomo.

Creare dei ponti con gli altri è per alcuni una vera necessità, per altri un’autentica sfida.

Il fondamento di ogni singolo pilone costruito, la base di ogni solido legame, dovrebbe essere la comprensione.

Senza di essa ogni legame è instabile.

Un ponte affronta le profondità dei mari, la forza dei venti, la furia delle acque, le instabilità della terra. Allo stesso modo, un legame per essere stabile, significativo, deve superare le difficoltà della vita. Le incomprensioni generate dalla nostra unicità.

Così ricordarsi semplicemente di essere umani e di condividere un’esperienza irripetibile ed incomprensibile come la vita. Dovrebbe essere quel cemento sul quale generare magnifici, ma soprattutto indistruttibili, ponti.

Quale è il ponte più significativo che sei riuscito a creare?

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Clessidra

Tempo di lettura 5/6 minuti

Non siamo capaci di comprendere l’eternità. Abbiamo introdotto l’idea di tempo, di sequenzialità, proprio per provare ad avere un controllo su ciò che non riusciamo a spiegare.

Come sosteneva Guy Debord abbiamo rimosso l’eternità dal nostro vivere e per avere più controllo abbiamo introdotto il tempo. Una nostra percezione, l’espressione della nostra soggettività, un tentativo di definire ciò che è eterno.

Un vano tentativo di avere un parziale ed infinitesimale controllo di qualcosa che inevitabilmente continua a sfuggire.

Il tempo è una risorsa per te?

Così a partire dalla meridiana, passando dalla clessidra arrivando all’orologio, abbiamo realizzato strumenti atti a creare e a definire il tempo. Questi dispositivi ci danno l’impressione che il tempo esista, che sia un qualcosa di universale, qualcosa di insito nella natura dell’universo.

Quantificabile.

Non è così. Pensate alla clessidra. La sabbia che scende trainata dalla gravità, il suo rumore ipnotico. Ad un certo punto, dobbiamo essere noi ad intervenire per far continuare quel flusso, quella percezione che il tempo continui a scorrere.

Siamo noi con quell’atto a creare nuovamente tempo, a definire un nuovo intervallo.

Quale valore assegni all’eternità nella tua vita?

Proprio per questo, la clessidra è forse il più affascinante tra i misuratori del tempo, proprio perché siamo noi a dover agire su di essa per far esistere il successivo intervallo di tempo.

Una meridiana continua anche senza la nostra presenza a sezionare l’eternità. L’orologio continua a frazionare e a dettagliare il tempo, senza il nostro intervento.

Infatti, la clessidra è lo strumento che rende la metafora, l’illusione umana del tempo, materiale. Visibile.

Di essa lo stretto collo, ci fa pensare di essere in grado di incanalare, di quantificare l’eternità.

La sua sabbia ci dà l’impressione di poter osservare quello che noi definiamo tempo.

Quando la capovolgiamo, per farla ripartire ci fa credere di aver potere su una porzione di eternità che noi in maniera irriverente chiamiamo tempo.

Riesci a visualizzare il tempo?

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Specchio

Tempo di lettura 6/7 Minuti

Lo specchio è stato il primo autentico strumento per percepire l’immagine di noi stessi. Per capire come gli altri ci vedono o quanto meno, come crediamo di essere visti.

Si perchè lo specchio genera l’immagine di noi stessi. Il nostro riflesso su di esso, identifica le nostre sembianze nel mondo. Stabilisce le nostre caratteristiche estetiche nel mondo.

Ma sono i nostri occhi, a leggere quel simulacro di noi stessi.

I nostri occhi per cogliere il nostro viso e alcune parti del nostro corpo, hanno solo quel pezzo di vetro. Quando ci guardiamo allo specchio, non osserviamo realmente noi stessi, ma l’immagine ideale del nostro corpo.

Quante volte ti guardi allo specchio?

Gli psicologi ci insegnano che tutti noi siamo sottoposti a quello che definiscono effetto di esposizione. Più vediamo la nostra immagine riflessa nello specchio e più di conseguenza ci abituiamo ad essa. Sommiamo di volta in volta il ricordo della nostra figura. La rendiamo piacevole, la rendiamo ideale.

Creiamo di noi stessi, il nostro ideal tipo. Osserviamo su quella superficie riflettente, la somma delle rappresentazioni mentali di noi stessi.

Ma non attraverso i nostri occhi, di riflesso, mediati da uno strumento.

Non è un caso che lo specchio sia uno strumento spesso utilizzato per deformare la realtà. Il riflesso necessariamente fa perdere, generalizza, sfuma dettagli. 

Ti è mai capitato di trovarti a disagio nell’osservare una foto di te fatta da altri?

A partire dalla nascita della fotografia, lo specchio non è più lo strumento chiave per creare e definire l’immagine di noi stessi.

Oggi lo smartphone non solo è capace di riflettere la nostra immagine, è anche in grado di modificarla di renderla migliore, più affascinante, ancora più piacevole.

Possiamo di volta in volta intervenire sulle nostre rappresentazioni mentali.

Il mondo digitale diventa lo specchio di noi ed anche della nostra società.

Per questo è sempre più difficile accettare l’immagine di noi stessi, per questo siamo sempre più insoddisfatti del nostro corpo.

Le rappresentazioni mentali che portiamo con noi non sono più stabili, più date. Sono determinate da filtri, con cui giochiamo, con cui determiniamo inevitabilmente la nostra estetica.

Ma lo specchio digitale è pubblico, soggetto alla critica, in continua comparazione e competizione con l’immagine altrui.

Abbiamo perso il carattere privato della rappresentazione mentale di noi stessi e con essa abbiamo aumentato vertiginosamente la distanza tra come noi ci rappresentiamo, come gli altri ci vedono e la cruda, ormai irrilevante, realtà.

Quanto conta l’immagine di tuoi profili social?

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Fiducia

Tempo di lettura 4/5 minuti

Ogni giorno molti di noi guidano la propria automobile per andare a lavoro, per spostarsi. Ogni volta che apriamo la portiera e giriamo la chiave nel cruscotto, esprimiamo fiducia.

Quando entriamo nei palazzi, negli edifici. Noi ci affidiamo a coloro che hanno costruito quelle strutture.

Quando usiamo la nostra macchina, ci fidiamo degli operai, dei macchinari, che l’hanno assemblata. Nel momento stesso che varchiamo la soglia di un edificio crediamo che le valutazioni di ingegneri, geometri e muratori siano corrette e capaci di dare stabilità a ciò che ci circonda.

Molti altri esempi potrebbero esser fatti.

La fiducia permea, in modo intrinseco, ogni nostra azione.

In un modo non così evidente. Latente, inconscio, ma sempre presente. Di cui, a seconda delle situazioni, siamo più o meno consapevoli.

Quale è la prima immagine che associ alla parola fiducia?

E’ un tipo di fiducia che una volta scardinata, una volta messa in discussione, fa mancare sicurezza, genera paura.

Pensate se iniziassimo a dubitare di ogni prodotto umano. Dovremmo controllare ogni singola parte meccanica e fisica della nostra automobile, ogni singolo giorno. Verificare ogni dato strutturale, la qualità dei materiali, i progetti di coloro che hanno realizzato i nostri uffici, le nostre case, i nostri appartamenti.

Assurdo, irreale, irrazionale, impossibile.

La mancanza di fiducia negli altri genera paura, in noi stessi genera insicurezza.

E’ impossibile vivere senza affidarsi agli altri.

Senza una latente fiducia nel genere umano, nello scorrere del tempo, non potremmo prendere alcun tipo di decisione.

Ci troveremmo ad essere immobili, impauriti, insicuri.

Quando non ti fidi di una persona?

Senza fiducia nel genere umano, probabilmente non potremmo vivere. Non potremmo riuscire a godere del dono stesso, che è la vita.

A questa latente fiducia che pervade ogni singola nostra azione, ogni nostra parola, si legano in modo inscindibile termini come speranza, cultura, razionalità e socialità.

Le parole e i concetti di cui la fiducia è fondamento potrebbero continuare, lascio a voi ampliare il vostro pensiero e le vostre riflessioni.

Consapevole che anche voi arriverete alla mia stessa conclusione. Ovvero… 

…la fiducia è un valore di cui non possiamo fare a meno.

Quale azione è davvero realizzabile nel tuo quotidiano, senza avere fiducia nel genere umano?

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Combattere

Tempo di lettura 3/4 minuti

Più passano gli anni e più comprendo le sfaccettature di questa parola. Combattere è un qualcosa di insito nell’uomo.

Nel momento in cui individuiamo un nemico, nel momento in cui ci sentiamo in pericolo. Combattiamo per difenderci, per preservare noi stessi da qualcosa che potrebbe in senso metaforico e non fisico, ledere il nostro ego, le nostre convinzioni, la nostra immagine.

E’ un riflesso involontario delle nostre pulsioni di autoconservazione. Legate inscindibilmente al nostro corpo, alle nostre radici biologiche, genetiche. Noi siamo importanti. Dobbiamo prima di tutto proteggere noi stessi.

Quali sono le tue battaglie giornaliere?

Ma diamo per scontato che l’unica forma di difesa sia reagire, contrastare, opporsi, combattere appunto. Eventualmente attaccare.

Non siamo capaci di accettare le nostre paure, i giudizi degli altri, il nostro passato.

Siamo incapaci di accettare le grandi questioni del mondo.

Ci danniamo l’anima, ci tormentiamo, perchè non ci riconosciamo, in ciò che ci circonda. Combattiamo contro il divenire, il diverso, contro qualcosa, che in molti casi è al di fuori del nostro controllo.

Come Don Chisciotte combattiamo contro i mulini a vento, senza tregua.

Cosa non riesci proprio ad accettare?

Possiamo combattere solo ciò che è a portata delle nostre mani.

Possiamo combattere solo ciò che prima di tutto iniziamo ad accettare e non a ripudiare.

Il vero combattente è colui che prima di tutto accetta se stesso. Le sue debolezze, i suoi timori, le sue paure, dato che accettandole acquisirà una consapevolezza e un controllo di esse.

Riducendo il loro peso, ridimensionando di conseguenza anche sé stesso.

Li vedrà come parti come caratteristiche di sè. Come armi, strumenti, sotto il suo controllo. Farà ordine tra ciò che può controllare e ciò che invece va al di fuori del suo controllo.

Parafrasando Sun Tzu il vero combattente prima vince e poi va in guerra e si concentra su quelle sfide del momento tanto decantate da Coelho.

Quindi se prima di tutto accettiamo noi stessi e la nostra condizione di esseri umani, siamo in grado di cambiare.

Di vedere, di visualizzare, di comprendere in senso più ampio le nostre sfide, le nostre battaglie, trasformando i nostri nemici in strumenti di comprensione di noi stessi ed i pericoli in autentici momenti di crescita.

Cosa ti spaventa di te stesso?

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Giocare

Giocare per me è una delle esperienze più piacevoli e rilassanti nella vita di tutti i giorni. Il gioco mi rende felice, sia esso una partita di calcio, un videogioco o una partita a carte.

Forse riaccende, stimola, quel fanciullo che costantemente si affaccia dentro di me. Spesso represso da norme morali ed etiche, dalla presenza e dal giudizio degli altri.

C’è sempre una forma da dover rispettare, un dover essere da tenere vivo, che reprime l’ingenua libertà del bambino.

Così, nel gioco percepisco una sensazione assolutamente liberatoria, una sorta di evasione dai vincoli del reale.

Come ti senti quando giochi?

Ma in fondo cosa differenzia realmente il gioco dalla realtà? Solo ed esclusivamente le regole che lo compongono. Per assurdo per trovare la libertà, ci circondiamo di regole.

Regole chiare a tutti, che implicano una esatta distinzione tra merito e caso.

Definiscono uno spazio accessibile a chiunque, uno spazio di pura uguaglianza in quanto giocatori.

Quando giochiamo si crea una illusione, certa e regolata. I movimenti, le azioni, le mosse sono sempre disponibili a tutti i giocatori.

Ci troviamo un in un mondo di gioco, sicuro, spensierato.

Infatti solo la realtà a spezza l’illusione ludica.

Credi che giocare sia tempo perso?

Proprio per questo la realtà stessa non può essere un gioco e nemmeno essere interpretata come tale.

Troppe convenzioni sono labili nella realtà.

I comportamenti sono potenzialmente infiniti e determinati da culture diverse, personalità e vissuti diversificati.

Non vi sono regole sempre vere o assolute.

Come sosteneva George Bernard Shaw “l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare” fugge dalla più autentica delle attività umane, unica attività capace di dare all’uomo uno spazio puro, intoccabile, libero.

Non possiamo rinunciare a giocare.

Ma a malincuore, non possiamo considerare la vita come è un gioco. Ci ritroveremmo sempre sconfitti.

La vita è per te un gioco?

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Idee

Tempo di lettura 7/8 minuti

C’è qualcosa di magico nelle idee. Nascono dal nulla, da associazioni inconsce come se fossero al di fuori della nostra percezione, della nostra consapevolezza. E’ come se una forza, una energia, le plasmasse dentro di noi, senza il nostro controllo.

Come scintille arrivano e possono risolvere dubbi, situazioni o problemi. Sono incubate, come sosteneva Pascal, a volte, nei luoghi più remoti del nostro cervello. In alcuni casi si rivelano il risultato di esperienze vissute, molte altre sono inspiegabili attimi di connessioni, repentini e volatili, con un contesto, un ambiente.

Forse le idee si trovano al di fuori di noi.

Non sono di nostra proprietà, non ci appartengono. Come un flusso, scorrono al di fuori della nostra coscienza e sono attratte dalle nostre esperienze, dai nostri pensieri, dai nostri tentativi di trovare soluzioni o creare qualcosa di significativo e indelebile.

Le idee hanno indubbiamente una loro energia.

Prendi nota delle tue idee?

Se tutto questo fosse vero, le idee sarebbero come tesori che vengono scoperti, da coloro che cercano o da coloro che con grande fortuna si trovano al posto giusto, nel momento giusto. Aperti e ricettivi.

Non a caso ognuno di noi ha i suoi luoghi, nei quali entra maggiormente in contatto con esse. Per alcuni è la montagna, per altri è la piazza, per altri una biblioteca. Questi luoghi ai nostri occhi contengono idee. Stimolano i nostri pensieri, hanno una loro energia.

Ci sono luoghi non comuni dove troviamo concetti sublimi e trascendentali, altri idee pratiche e locali. Altri contesti ci sfidano, ci mettono di fronte a nuovi pensieri, nuove sensazioni. Inevitabilmente in queste situazioni nuove idee si materializzano dal nulla dentro di noi.

C’è un particolare momento della giornata nel quale riesci ad essere più creativo?

Proprio per queste ragioni, coloro che rispettano queste forme astratte e immateriali di umanità, riconoscendone il loro intrinseco valore, sanno sempre come dare importanza alle idee.

Così un appunto, una nota su un quaderno. Una registrazione vocale od un file sul cellulare. Sono manifestazioni, sono riconoscimenti del valore delle idee. Perché esse sono sfuggenti, volano via, spesso non si ripresentano più.

Solo grazie a certi stimoli, a strane connessioni genetiche con l’ambiente esse si ripresentano simili al primo incontro avuto con esse. Ma mai identiche.

Si perchè anche le idee invecchiano, cambiano e soprattutto entrano in relazione tra loro, in modi impossibili da comprendere.

Ma coloro che rendono autenticamente rilevanti le idee per il genere umano, sono coloro che non sono avari nel condividerle. Consapevoli di aver trovato un tesoro lungo il loro percorso di vita, sono generosi nel metterlo in comune con gli altri.

Attraverso scritti o attraverso parole, fanno sì che queste idee diventino un patrimonio comune, nobilitandole. Ampliando in questo modo l’enorme eredità immateriale del genere umano.

Quale ambiente stimola maggiormente le tue riflessioni?

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